“LA CORSA DEI BARBERI”

di Corrado Cagli (1935)

all’Accademia Nazionale di Danza in Roma.

 Grazie alla generosa donazione dalla Ruth Stanton Foundation di New York,
inizierà presto il lavoro di conservazione del murale “La Corsa dei Barberi” di Corrado Cagli
che si trova nella sala di danza principale del Accademia Nazionale di Danza di Roma.


La Storia

Corrado Cagli fu un pittore italiano (Ancona 1910 – Roma 1976) e un artista eccezionale, rappresentante di una nuova arte, nella prima metà del XX secolo. Formatosi a Roma, soggiornò a lungo a Parigi e a New York. Partecipò attivamente al movimento pittorico moderno, sperimentando tutte le tecniche pittoriche, compreso l’encausto e il mosaico, dapprima nell’ambito della “scuola romana”, poi attraverso sottili ricerche formali di una prospettiva quattrocentesca, scandita in senso quasi metafisico nei valori cromatici e di movimento, fino a giungere a composizioni astratte. Si orientò poi verso motivi realistici per tornare quindi a una ricerca di ritmi spaziali e geometrici.

Il Carnevale romano contava su una lunga tradizione di tornei e corse quando nel 1462, con l’elezione al pontificato di papa Paolo II, venne appositamente realizzata l’attuale via del Corso, allora via Lata. Di tutte le corse del Carnevale romano, la corsa dei cavalli barberi era l’evento principale.

I cavalli “scossi” venivano raggruppati proprio sotto l’obelisco di piazza del Popolo accanto al quale venivano costruite delle tribune dalle quali le persone più ricche e potenti della città potevano assistere da vicino alla partenza della gara. Le altre persone affittavano dei posti lungo la via Lata per assistere alla corsa. I balconi che affacciavano sulla via erano gremiti di gente che lanciava fiori e confetti ai forestieri, e adornati con drappi e broccati. I meno fortunati, invece, erano costretti ad affollarsi sulle pendici del Pincio. Nei momenti che precedevano la partenza, i cavalli erano tenuti dai barbareschi (gli odierni stallieri) con difficoltà perché aizzati e infastiditi da spilli inseriti in palle di pece che venivano attaccate sulla loro groppa. Quando si udivano gli spari a salve, tutti sapevano che la Corsa era cominciata. I cavalli venivano lanciati lungo via del Corso verso piazza Venezia, dove un grosso drappo sospeso in aria segnava la fine del percorso. L’arrivo e la “cattura” dei cavalli scossi, intimoriti e per nulla propensi a fermarsi di fronte ai barbareschi sono ricordati come momenti estremamente spettacolari per quella folla vogliosa di emozioni forti.

Tanti nobili, reali, artisti e viaggiatori accorrevano a Roma per la corsa e ne lasciarono traccia nei loro scritti fino all’unità d’Italia quando, nel 1874, Vittorio Emanuele II decise di abolire per sempre questo evento a causa della morte di un giovane, che assisteva alla corsa e fu travolto e ucciso. Questo fatto segnò così l’inizio del declino del Carnevale romano.

Corrado Cagli fu commissionato in 1935 a decorare a tempera all’uovo su marmorino romano per l’edificio di Castel de’ Cesari destinato ai Balilla. Dopo essere stata scialbata nel 1934, l’opera “La Corsa dei Barberi” è stata recuperata dopo alterne vicende. Il soggetto, la corsa dei cavalli senza cavaliere in occasione del Carnevale romano, è lo stesso che aveva appassionato Géricault nel suo soggiorno romano (1816 -’17).

LoveItaly è stata incaricata dall’Accademia Nazionale di Danza e l’Istituto Nazionale di Conservazione ed il Restauro per richiedere un finanziamento alla Ruth Stanton Foundation per il lavoro di conservazione del murale di Corrado Cagli che si trova nella sala principale di danza dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma.


 

Sala Principale

Accademia Nazionale di Danza

Fondata nel 1940 a Roma grazie a Jia Ruskaja, nome d’arte di Eugenia Borissenko, inizialmente il suo nome fu “Regia scuola nazionale di danza” ed era annessa all’Accademia nazionale d’arte drammatica. Nel 1948 acquisì autonomia amministrativa[2].

La prima insegnante fu Giuliana Penzi, allieva di Cia Fornaroli. Altri maestri di danza furono Clotilde e Alexander Sakharoff e David Lichine, nel 1950, e in seguito Kurt Jooss e Jean Cébron. Nel 1958 fu creato il “Centro nazionale coreutico”: un comitato costituito dagli elementi di spicco dei corpi di ballo della Scala, del San Carlo e dell’Opera di Roma tra i quali Olga Amati e Guido Lauri.

Nel 1999 l’Accademia nazionale di danza è stata trasformata in Istituto superiore di studi coreutici, unico istituto di livello universitario dedicato esclusivamente alla formazione di ballerini, insegnanti e coreografi.

L’edificio e l’area che ospitano l’Accademia Nazionale di Danza sono di eccezionale valore storico e archeologico. Le fonti cartografiche del Falda (1676) e del Nolli (1748) raffigurano entrambe la struttura asimmetrica di un edificio che si erge su di un pianoro dell’Aventino che, attraverso un sentiero rettilineo, si affaccia con il suo portale su via di Santa Prisca. Il Nolli, denominando il manufatto “Castello d’acqua”, ne rappresenta dettagliatamente l’ubicazione in Vigna Cavalletti, che dal Circo Massimo raggiunge via di Santa Prisca e costeggia, sulla sinistra, l’Ortaccio degli Ebrei a destinazione funeraria e, sulla destra, la Chiesa di Santa Prisca.

La situazione cambiò radicalmente con la politica urbanistica del fascismo il cui piano regolatore, nell’ottobre del 1930, trasformava l’Aventino in un immenso cantiere. Si attuarono i restauri delle basiliche paleocristiane, si isolò il Circo Massimo circondandolo con un nuovo assetto viario, si ampliarono viale Aventino e via di Porta San Paolo per migliorare la comunicazione con la via del Mare. Ville e villini si insediarono progressivamente negli orti e nelle vigne.

Il “Castello d’acqua” denominato a quell’epoca “Castello dei Cesari” e divenuto un famoso ristorante, perdette la sua clientela e, nel 1932, il proprietario donò l’antico manufatto ed il terreno circostante a Mussolini, che in considerazione delle “sorti magnifiche e progressive della gioventù littoria”, con un munifico gesto di opportunità politica destinò l’edificio ed il terreno all’Opera Nazionale Balilla affinché provvedesse alla ristrutturazione ed alla bonifica integrale dell’ormai fatiscente costruzione.

Venne incaricato dei lavori l’architetto Gaetano Minnucci (Macerata, 1886 – Roma, 1980), allora esponente del MIAR, redattore della rivista Architettura e assistente alla Facoltà di Architettura di Roma. Minnucci vantava all’epoca un curriculum professionale fitto di progetti ed opere in avanzata fase di realizzazione come il dopolavoro alla città universitaria e le case del Balilla a Torpignattara ed a Montesacro, improntate tutte al linguaggio razionalista di derivazione oudiana, caratterizzato da una spiccata tendenza internazionale e da un particolare rinnovamento tecnico-funzionale. I suoi progetti per la trasformazione del vecchio “Castello dei Cesari” e per la sistemazione del terreno circostante sono datati “Roma, settembre XII” (1934). La Casa della Giovane Italiana fu inaugurata il 3 agosto 1935 alla presenza di Benito Mussolini.

L’intervento, complessivamente, evidenzia le prerogative formali e funzionali del razionalismo architettonico di Minnucci che, tuttavia, non si spinge ad eliminare alcuni elementi strutturali fondamentali del vecchio edificio (la scala esterna, la torretta, l’ossatura muraria del pianterreno, il vialetto di ingresso con il suo portale ed il piazzale antistante), rispettando in tal modo la configurazione del sito. Oltre agli arredi, oggi irrimediabilmente perduti, Minnucci progettò anche la grafica e la collocazione della scritta commemorativa del dono mussoliniano, che corre tutt’ora lungo il prospetto che si affaccia sull’ampio piazzale. All’interno dell’edificio, Minnucci realizzò un equilibrato rapporto spaziale di pieni e di vuoti che si snodano dal pianterreno al primo piano, attraverso il fulcro visivo dinamico della grande scala. Tra il 1935 ed il 1936, L’Opera Nazionale Balilla commissionò al pittore Corrado Cagli l’affresco a tempera “La Corsa dei Berberi”, opera immune dalla retorica allora dominante nelle arti figurative, che fu realizzato nella grande biblioteca dell’epoca.


Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro

Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro a Roma

Il lavoro di conservazione del murale di Corrado Cagli sarà realizzato da l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR), organo tecnico del Ministero per i beni e le attività culturali ed afferisce al Segretariato Generale; e specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale.

Presso I’ISCR opera la Scuola di Alta Formazione, denominata SAF, di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 e successive modificazioni. Alla SAF compete l’attività formativa dei futuri restauratori secondo quanto riportato nel D. Lgs 42 del 22 gennaio 2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

E’ stato fondato nel 1939 su suggerimento di Giulio Carlo Argan e diretto dai suoi inizi fino al 1959 da Cesare Brandi. I compiti attuali sono pressoché identici a quelli identificati fin dalla sua origine. La novità della sua impostazione consiste nell’unicità di un organismo in cui si svolgono contemporaneamente la ricerca, la formazione e l’attività sistematica e continua di restauro e di sperimentazione. Il modello, più o meno consapevolmente, è stato quello delle facoltà di medicina dove i docenti sono gli stessi che curano i malati all’interno delle diverse cliniche e nel contempo svolgono attività di ricerca sulla base dei malati che curano.

Al suo interno convivono storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale (dipinti, tessuti, opere d’arte su carta, metalli, ceramiche, pietre, cuoio, legno ecc.). Fin dai suoi inizi la consapevolezza della interdisciplinarietà come fondamento di una corretta e precisa pratica del restauro è stato il suo principale sistema di lavoro. L’attività attuale prosegue secondo le indicazioni teoriche e metodologiche tracciate da Cesare Brandi, sviluppandone e approfondendo alcuni spunti: la conservazione preventiva (definita e impostata da Brandi fin dal 1956), l’aggiornamento tecnologico e scientifico applicato alle opere d’arte, soprattutto per quello che riguarda le prove non distruttive, la realizzazione di importanti restauri (Assisi prima e dopo il terremoto, il Cenacolo di Leonardo a Milano, la statua bronzea del Marc’Aurelio, i reperti subacquei, i Guerrieri di Riace, le pitture murali di Tarquinia e Pompei, la Torre di Pisa).

Un aspetto importante dell’impegno dell’istituto è la realizzazione del Sistema Informativo Territoriale della “Carta del rischio del Patrimonio Monumentale”, un insieme di banche dati (GIS) che documenta la vulnerabilità del patrimonio, monumentale e archeologico, distribuito nelle città storiche e nel territorio italiano in relazione ai principali fenomeni di rischio naturale (terremoti, frane, alluvioni, condizioni meteoclimatiche, inquinamento) e antropico (furti, incendi, abuso turistico). Scopo della Carta del Rischio è la definizione di una politica programmata di interventi conservativi, di manutenzione e di restauro, che tenga conto delle risorse economiche disponibili in rapporto alle necessità di prevenzione e di intervento nei musei, nelle chiese, nei palazzi storici e nelle aree archeologiche.


La pittura murale di La corsa dei barberi, Dimensioni: cm. 350×800, nella sala principale dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma

TESI SULLA PITTURA MURALE

Ricerca tecnica e scientifica sulla pittura murale di Corrado Cagli

Un importante componente del progetto di conservazione riguarda studi tecniche e scientifiche approfonditi. Ci sarà la realizzazione di una Tesi di laurea magistrale abilitante all’esercizio della professione di restauratore-conservatore (Corsi di laurea magistrale quinquennale, abilitante nella classe LMR-02 in “Conservazione e restauro dei beni culturali” della Scuola di Alta Formazione e Studio dell’ISCR) attraverso lo sviluppo di una ricerca storico-archivistica e tecnico-scientifica, e all’esecuzione di un “test pilota” di restauro per la messa a punto delle migliori procedure di intervento conservativo.

Inoltre, ci sarà una collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre per una tesi sull’Architetto Gaetano Minnucci, progettista dell’attuale edificio dell’Accademia


FASI DEL RESTAURO

Fase 1: Riparazioni strutturali della parete (350×800 cm.) e terrazzo sopra (230 mq.).

Il muro che sostiene la pittura murale è gravemente danneggiato e ha delle crepe. La maggior parte dei danni è da infiltrazione d’acqua dalla terrazza sopra e crepe nelle pareti esterne.

Fase 2: Conservazione della pittura murale (350×800 cm.).

  • Documentazione fotografica dello stato di conservazione;
  • indagini multispettrali non invasive per lo studio della tecnica di esecuzione,
  • incisioni, stecche, punti di aggancio delle diverse sezioni per ricostruire le fasi di assemblaggio dell’opera e dei precedenti tentativi di restauro (n. 6 tavole tematiche);
  • Prove di pulizia con solventi appropriati per rimuovere i precedenti strati protettivi e la successiva pulizia di tutte le superfici;
  • Dopo la pulizia, il colore di riempimento viene corrisposto con quello dell’opera utilizzando la tecnica tratteggiata.

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